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Dopo l’abilitazioneCome vendere sul MePa con il catalogo
Ogni prodotto che pubblichi è un impegno di vendita. Il catalogo non è una brochure: è un’offerta già valida, che la PA può accettare senza chiederti nulla.
Ultimo aggiornamento: luglio 2026
Il catalogo è la vetrina con cui l’operatore abilitato espone alle pubbliche amministrazioni i prodotti e i servizi che può vendere. È lo strumento che l’ente consulta quando fa un ordine diretto di acquisto, senza gara. Per compilarlo devi essere già abilitato a una categoria che lo prevede: non tutte lo prevedono.
Attenzione a un punto: inserire un prodotto nel catalogo è un impegno di vendita vincolante. Alle condizioni che dichiari (prezzo, tempi, aree di consegna) sei obbligato a concludere la fornitura.
1. A cosa serve il catalogo
Il catalogo è lo strumento con cui, dopo l’abilitazione, mostri alle amministrazioni ciò che sei in grado di fornire. Ogni voce che pubblichi diventa visibile a chi cerca sul portale, come i prodotti su uno scaffale.
Serve soprattutto a una cosa: rendere possibile l’ordine diretto di acquisto. Quando un ente trova nel tuo catalogo esattamente ciò che gli serve, alle condizioni che gli vanno bene, può acquistarlo da te senza aprire una gara e senza chiedere preventivi. È la via più rapida con cui una pubblica amministrazione compra sul MePa, e passa dal catalogo.
Il catalogo si affianca alle altre forme di acquisto del portale, non le sostituisce. Un’amministrazione può sempre preferire una richiesta di offerta o una trattativa diretta; ma se il tuo catalogo è ben fatto, spesso non ne ha bisogno.
2. Non tutte le categorie lo prevedono
Il catalogo non esiste per ogni categoria. Dipende dalla natura di ciò che vendi.
Per le attività edili, per le costruzioni e per le manutenzioni il catalogo non è previsto. Un lavoro edile non è un prodotto a scaffale: cambia a seconda del cantiere, del sopralluogo, delle misure. Per quelle categorie l’amministrazione non può fare un ordine diretto e deve per forza usare la richiesta di offerta o una gara.
Se non sai se la tua categoria prevede il catalogo, lo verifichi al momento della scelta delle categorie di abilitazione. È un dettaglio che conviene conoscere prima, perché cambia il modo in cui riceverai gli ordini.
3. Cosa puoi inserire
Puoi inserire tutti i prodotti e i servizi che il MePa prevede per la tua categoria di abilitazione, e solo quelli. Sono i cosiddetti metaprodotti: modelli predefiniti di bene o servizio, con i campi che devi compilare per descriverli.
Non li inventi tu. L’elenco dei metaprodotti disponibili è indicato nella documentazione di abilitazione della categoria e nella stessa pagina di gestione del catalogo sul portale. Il tuo lavoro è scegliere quali offrire e riempirli con i dati corretti.
La funzionalità si attiva dopo l’abilitazione: da quel momento puoi inserire, modificare ed eliminare le voci del tuo catalogo quando vuoi. Non è una compilazione fatta una volta e chiusa: la aggiorni ogni volta che cambiano i tuoi prezzi, i tuoi tempi o la tua disponibilità.
4. Cosa stai promettendo
Qui sta il punto che molti sottovalutano. Ogni voce che pubblichi non è una vetrina passiva: è una proposta di vendita. Per ciascun prodotto o servizio devi dichiarare condizioni precise, e a quelle condizioni ti stai impegnando.
Per ogni voce del catalogo vanno specificati:
- le aree di fornitura, cioè i territori nei quali ti impegni a consegnare;
- i tempi di consegna o di esecuzione;
- le modalità di pagamento accettate;
- le quantità minime e massime per ordine.
È un impegno, non un’ipotesi. Se un’amministrazione fa un ordine diretto su una tua voce di catalogo, sei obbligato a concludere la vendita alle condizioni che hai dichiarato. Non puoi rifiutare l’ordine perché quel prezzo non ti conviene più o perché quella zona è troppo lontana: le condizioni le hai scritte tu, e valgono.
5. Gli errori che costano
Un catalogo scritto male non è solo un’occasione persa: è un rischio contrattuale. Quello che scrivi diventa un obbligo, e gli errori si pagano.
I più comuni sono tre. Un prezzo sbagliato, magari copiato da un listino vecchio, ti costringe a vendere in perdita. Un tempo di consegna irrealistico, messo per sembrare più competitivo, ti mette fuori termine appena arriva l’ordine. Un’area di fornitura troppo ampia ti impegna a consegnare in posti dove non ti conviene andare, o dove non arrivi affatto.
In tutti e tre i casi l’ordine diretto scatta lo stesso, e a quel punto il problema è tuo. Per questo il catalogo va compilato con la stessa attenzione di un contratto, non con la leggerezza di una scheda prodotto. Ne parliamo anche in gli errori MePa più gravi.
6. Chi deve pubblicarlo
Pubblica il catalogo chiunque sia abilitato a una categoria che lo prevede. Non è riservato alle grandi imprese.
Anche i liberi professionisti pubblicano il proprio catalogo, quando la categoria in cui si sono abilitati contempla l’ordine diretto. La logica è la stessa: definire con chiarezza cosa offri e a quali condizioni, così che l’amministrazione possa acquistare da te senza altri passaggi.
Non pubblica il catalogo, invece, chi opera solo in categorie che ne sono prive, come l’edilizia: in quei casi si lavora esclusivamente su invito, attraverso richieste di offerta e gare.
7. Domande frequenti
Il catalogo è obbligatorio?
No. Pubblicarlo è una scelta, e ha senso solo se la tua categoria prevede l’ordine diretto. Anche senza catalogo resti operativo: le amministrazioni possono comunque invitarti a una richiesta di offerta o a una trattativa. Il catalogo aggiunge una via di vendita in più, quella diretta, ma non è una condizione per lavorare.
Posso modificare i prezzi dopo averli pubblicati?
Sì, il catalogo si aggiorna quando vuoi: puoi cambiare prezzi, tempi e condizioni in ogni momento. La modifica vale però da quando la salvi in avanti. Un ordine diretto già arrivato resta regolato dalle condizioni in vigore nel momento in cui l’ente ha acquistato, non da quelle nuove.
Se ricevo un ordine diretto posso rifiutarlo?
No, se rispetta le condizioni che hai dichiarato nel catalogo. L’ordine diretto è la conclusione di una proposta che hai fatto tu: rifiutarlo perché non ti conviene più significa venire meno all’impegno preso. È il motivo per cui le voci vanno inserite solo con condizioni che sei davvero in grado di onorare.
Ho una ditta edile: mi serve il catalogo?
No. Per le categorie edili, di costruzione e di manutenzione il catalogo non è previsto, perché la prestazione dipende dal singolo cantiere e non è standardizzabile. Lavorerai attraverso la richiesta di offerta e le gare, non con l’ordine diretto.
Se preferisci non farlo da solo
Con la nostra azienda Starbuild srl ci occupiamo dell’inserimento dei prodotti nel catalogo e della consulenza sulla compilazione: scegliamo con te le voci giuste, definiamo condizioni sostenibili e ti evitiamo gli impegni che si trasformano in perdite. Se preferisci imparare a gestirlo in autonomia, trovi anche i nostri videocorsi dedicati al catalogo.
Vedi cosa comprende il servizio nella pagina servizi, oppure scrivici: ti diciamo se la tua categoria prevede il catalogo e come conviene impostarlo.
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Ce ne occupiamo noi dall’inizio alla fine. Scrivici: ti rispondiamo in modo chiaro e senza impegno.
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